Τρίτη, 2 Ιανουαρίου 2018

L’Epoca d’Oro della Sicilia Musulmana: Un Falso Storico [parte 2o] / Η χρυσή ιστορική εποχή της Μουσουλμανικής Σικελίας, Ένα ιστορικό ψέμμα [μέρος 2ο]



L’Epoca d’Oro della Sicilia Musulmana: Un Falso Storico [parte 2o] / Η χρυσή ιστορική εποχή της Μουσουλμανικής Σικελίας, Ένα ιστορικό ψέμμα [μέρος 2ο]

Le sue conoscenze e una continua ricerca delle fonti lo portarono alla redazione della già citata Storia dei Musulmani in Sicilia. Ovviamente non sono il primo che si propone di (quantomeno) mitigare gli aspetti sensazionalistici della Sicilia musulmana. Già Isidoro Carini, gesuita e paleografo siciliano di incredibile competenza (a 32 anni era professore di paleografia all’Università di Palermo) nonché “primo custode” della Biblioteca Vaticana dal 1890, si era espresso in questo senso. Carini scambiò anche diverse epistole con l’Amari, e fra i due c’era grande rispetto e ammirazione. Tuttavia, il primo pensava che quest’ultimo avesse inserito troppe convinzioni personali all’interno dell’opera.
Alcune informazioni su Carini (e sul suo lavoro relativo all’opera dell’Amari) tratte da un numero de La Civiltà Cattolica del 1874
Oltre a Carini, fino ad oggi sono stati moltissimi gli storici che hanno meglio delineato il carattere spesso distruttivo della conquista islamica della Sicilia. In un articolo abbastanza recente, lo storico e saggista Paquale Hamel cita le La Sicilia Musulmana (di Alessandro Vanoli) e L’isola di Allah (di Salvatore Tramontana) fra i testi consigliati a chi voglia avvicinarsi all’argomento senza incorrere nei pregiudizi anticlericali.
L’intenzione polemica di Amari emerge sin dal primo capitolo, dove etichetta negativamente i secoli di dominazione romana della Sicilia e parla di “rinascita” quando si appresta a trattare il periodo arabo. Arriva addirittura a paragonare quest’ultimo a quello della dominazione greca.
Michele Amari giudica, a torto, la dominazione araba come un periodo di luce e tolleranza dopo la disgregazione socio economica dovuta a romani e bizantini
Prima di affrontare le intrinseche falsità contenute nel paragrafo di cui sopra, è necessario completare il discorso sulle fonti, in particolare sull’opera di Michele Amari.
A sostegno delle sue tesi venne infatti l’amico Atto Vannucci, i cui scritti ebbero anche una certa influenza sui libri di testo delle prime scuole dell’Italia unita, che nel 1856 pubblicò il volume di una cinquantina di pagine intitolato Dei recenti studj sulla antica civilta arabica e della Storia dei musulmani in Sicilia di Michele Amari.
A una lettura superficiale, il documento sembrerebbe una monotona lode all’opera dell’Amari, ma Vannucci in realtà si lascia sfuggire un paragrafo in cui definisce con chiarezza la situazione della popolazione non musulmana di Sicilia durante il dominio arabo.
Un eloquente estratto dal libro di Atto Vannucci
Basterebbe quel “non ebbero libertà” a identificare perfettamente la condizione di completa sottomissione dei dhimmi siciliani, ma Vannucci elenca in maniera abbastanza esaustiva anche gli insopportabili limiti imposti loro dagli arabi.
Quando poi elogia Maometto al di sopra di Gregorio Magno, che, pur non abolendo l’istituto della schiavitù, ebbe:
    un interesse costante a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori della terra, vittime di angherie e di sopraffazioni di ogni sorta.
    Roberta Rizzo in Papa Gregorio Magno e la nobiltà in Sicilia (2008)
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